Final Fantasy Resonance – Recensione
Sono stato probabilmente tra i più felici quando è stato annunciato Final Fantasy Resonance. Per molti anni, infatti, sono stato un grande appassionato e giocatore di Final Fantasy Brave Exvius, il titolo mobile da cui Resonance trae personaggi, ambientazione e parte della propria identità, tanto da averlo inserito al quindicesimo posto nella mia classifica di tutti i Final Fantasy.
Era quindi praticamente impossibile affrontare le quasi 60 ore che mi sono servite per completare e platinare Final Fantasy Resonance senza fare continui paragoni con Brave Exvius. Prima di arrivare a spiegare il perché, però, è necessario chiarire un punto che, a giudicare da quanto leggo ancora online, non è stato compreso da tutti: Resonance non è un porting di Brave Exvius. Il gioco è stato sviluppato completamente da zero con l’obiettivo di proporre un’esperienza più vicina a quella di un Final Fantasy classico. Il legame con Brave Exvius risiede principalmente nella trama, nei personaggi e nell’estetica, reinterpretati attraverso una veste grafica HD-2D. Per il resto, i due titoli appartengono a mondi profondamente diversi per struttura, natura ed esperienza proposta.
Perché, allora, nonostante questa premessa, durante la mia avventura non sono riuscito a fare a meno di confrontare continuamente Resonance con Brave Exvius? Una prima risposta è legata indiscutibilmente alla componente narrativa. Brave Exvius, data la sua natura mobile, aveva una storia frammentata in capitoli che venivano aggiunti poco alla volta, serializzandola attraverso stagioni, proprio come una serie TV o un anime. Nello specifico, Resonance ripercorre tutti gli eventi narrativi della prima stagione di Brave Exvius.
Se è vero che questa modalità di fruizione finiva per spezzare il ritmo della storia, è altrettanto vero che la sua struttura episodica lasciava più spazio per approfondire i personaggi e costruire dialoghi più ricchi. Resonance fa un lavoro tutto sommato ottimo nel dare continuità e omogeneità alla storia e ai dialoghi, ma qualcosa è inevitabilmente andato perso in questa operazione. È un aspetto che probabilmente non toccherà minimamente chi si approccerà al gioco per la prima volta senza alcuna esperienza pregressa con il titolo mobile, ma che un giocatore come me, che ha passato centinaia di ore con Brave Exvius, non può fare a meno di notare. Non è qualcosa che si percepisce a livello macroscopico, sia ben chiaro. Come ho già detto, Resonance svolge un ottimo lavoro di riscrittura e riesce a mantenere intatto il filo principale della narrazione. Le differenze emergono piuttosto nei piccoli dettagli, in alcuni dialoghi specifici e in alcune scene omesse, elementi che nel complesso fanno percepire come qualcosa sia andato perso e finiscono inevitabilmente per indebolire alcuni rapporti tra i personaggi e alcune scene che si vedranno più avanti.
Nonostante questo, voglio nuovamente rassicurarvi: la storia di Resonance, per quanto molto classica, scorre bene e rimane sempre dritta al punto, senza perdersi in filler, regalando anche un paio di colpi di scena efficaci proprio nella loro semplicità. A questo si aggiunge l’eccellente lavoro svolto dal doppiaggio, che in alcuni momenti riesce addirittura a elevare la componente narrativa, rendendo la fruizione di determinate scene migliore rispetto alla loro controparte originale. Per non parlare della qualità registica di alcune sequenze, semplicemente fuori di testa e ben oltre quello che mi sarei aspettato da un gioco HD-2D. Basti pensare all’incredibile prologo.
Purtroppo, il cuore e la vera potenza della narrativa di Brave Exvius risiedevano soprattutto nella sua incredibile seconda stagione, che ha regalato alcuni dei momenti emotivamente più potenti dell’intera serie di Final Fantasy e che, almeno per il momento, in Resonance non potremo né vedere né scoprire. È proprio per questo che spero sinceramente che il gioco abbia successo e possa giustificare lo sviluppo di un seguito. Perché, se questa prima esperienza dovesse essere soltanto l’inizio, potremmo potenzialmente trovarci tra le mani uno dei migliori Final Fantasy delle ultime generazioni. Il problema è che il gioco, proprio sulle battute finali, prende una piega diversa dal finale della prima stagione del gioco mobile, rendendolo più autoconclusivo. Per carità, con il potere della scrittura tutto si può fare per riprendere l’aggancio con la stagione 2, ma al momento la situazione è quella che ho appena raccontato.

Un ritorno ai Final Fantasy classici
Lascio da parte la narrativa per concentrarmi sul gameplay e sui contenuti di gioco. L’esperienza, come ho già evidenziato, ricalca soprattutto quella dei Final Fantasy classici, in particolare quelli dall’I al VI, con un party che si amplia progressivamente e un mondo sempre più vasto da esplorare, soprattutto una volta ottenuta l’airship.
L’esplorazione è quanto di più classico si possa trovare in un Final Fantasy e ricalca molto fedelmente l’esperienza dei primi sei capitoli della serie, sia nelle città e nei dungeon sia nella world map. Forse l’ottenimento dell’airship avviene troppo presto, praticamente a metà gioco, rendendo di fatto inutile camminare o andare con il Chocobo, salvo non vogliate farmare.
Ho apprezzato comunque aver riempito la mappa di oggetti, templi e caverne da scoprire, non fosse che sono tutte dei copia e incolla, senza regalare mai la soddisfazione di aver trovato qualcosa di realmente nuovo e inedito. In questo, i Final Fantasy classici facevano un lavoro migliore.
Sui membri del party è stato fatto un eccellente lavoro in termini di varietà e unicità dei singoli membri. Oltre ai già noti Rain, specializzato nel ruolo di tank, Lasswell, damage dealer, e Fina, dedicata alla cura, troviamo Lid, incentrata sul suo Mecha Chocobo e sulle abilità che può apprendere attraverso un’apposita quest, Jake, che basa il proprio stile di combattimento sul parametro della Fortuna, una statistica esclusiva del personaggio che gli permette di accedere ad abilità sempre più potenti, Nichol, orientato al potenziamento dell’intero gruppo, e Sakura, una potentissima maga nera.
In battaglia, quindi, ognuno di essi sa esprimere il proprio carattere distintivo, rivelandosi parecchio utile in determinate situazioni piuttosto che in altre. Inoltre, ogni loro mancanza può essere colmata con l’equipaggiamento e, soprattutto, con le Vision, uno degli elementi centrali del gioco, ereditato direttamente da Brave Exvius. Si tratta di una sorta di manifestazione di ricordi, emozioni o esperienze appartenute a persone vissute nel passato, attraverso cui è possibile evocare temporaneamente l’immagine e i poteri di guerrieri provenienti da epoche e mondi differenti. Tra questi troviamo principalmente gli eroi dei Final Fantasy dal I al XVI, oltre ad alcuni personaggi originali appartenenti alla lore di questo universo.
La particolarità delle Vision di Resonance rispetto a quelle di Brave Exvius è che possono essere equipaggiate direttamente ai personaggi, permettendo loro di utilizzare le relative abilità attive e passive. Una volta aumentato il Mastery Rank di ciascuna Vision, queste abilità possono essere utilizzate liberamente dai personaggi che le hanno apprese. Possiamo quindi vederle come una sorta di Job System, anche se personalmente trovo un tantino esagerato definirlo in questo modo: di base, infatti, sia i personaggi sia le Vision sono raggruppabili in sole sei categorie di ruolo, mentre tutto il resto non è altro che una variazione di queste.
Nella prima metà del gioco si tratta di un elemento sicuramente importante, ma non indispensabile per proseguire, visto che il livello di difficoltà rimane assolutamente gestibile per chi ha una certa familiarità con il genere. Nella seconda metà, invece, il sistema delle Vision diventa progressivamente più importante, fino a risultare praticamente essenziale per affrontare alcune boss fight e, soprattutto, le sfide opzionali. Il gioco propone infatti diversi contenuti dedicati a chi vuole spingersi oltre la campagna principale, tra cui le Cave Master, le Leghe del Colosseo e le battaglie necessarie per ottenere le Armi Leggendarie. Al netto della prima Lega del Colosseo e dei primi Cave Master, parliamo di sfide che richiedono un minimo di preparazione del party con build studiate ad hoc. Non parliamo poi delle sfide endgame, che si sbloccano dopo aver finito il gioco e che vedono, tra le altre cose, gli scontri contro Sephiroth, che poi diventerà una Vision, Ultima Weapon e Omega. In queste battaglie suderete le proverbiali sette camicie se non avrete delle build pensate appositamente per loro. Fortunatamente, raggiungere il livello massimo e massimizzare le Vision per tutti i personaggi sarà relativamente veloce una volta trovato lo spot adatto per il farming. Sulle build, invece, c’è davvero da sbizzarrirsi: è forse l’aspetto più appagante del gioco, perché permette davvero di creare combinazioni devastanti.
Ho apprezzato le diverse missioni secondarie che permettono di ripescare vecchi personaggi del roster di Brave Exvius che purtroppo, nella storia principale, non avrebbero avuto tempo e spazio per essere inseriti. Certo, gli sviluppatori hanno dovuto fare una scelta ponderata e hanno sacrificato un sacco di storie e personaggi, ma tutto sommato non ci si può lamentare. Dispiace forse che chi non ha giocato il titolo mobile probabilmente vedrà questi personaggi per una sola missione, massimo due, per poi vederli sparire completamente, senza provare alcun tipo di attaccamento nei loro confronti.
Lato endgame avrei forse gradito qualche dungeon extra in più, dato che purtroppo ne esiste solo uno, e qualche attività secondaria aggiuntiva che non si limiti alle missioni dei personaggi o alla ricerca delle Table Shards per ottenere vari premi, sulla falsa riga delle Minimedaglie di Dragon Quest. Non sperate in qualche minigioco memorabile, perché il gioco propone giusto un paio di minigiochi molto semplici e banali, tra cui un salto della corda che rimanda a Final Fantasy IX e un acchiapparella con i Moguri.
Stavo dimenticando gli Esper, le evocazioni classiche della serie, qui relegate all’utilizzo da parte di soli due personaggi. A differenza di come venivano utilizzati in Brave Exvius, qui gli Esper rimangono in campo e utilizzano diversi attacchi per tre turni, prima di lasciare il campo di battaglia con il loro attacco speciale. Qui purtroppo emerge un altro aspetto che mi ha un po’ deluso, in quanto nell’originale gli Esper potevano evolversi e aumentare di potenza, al punto che avevano addirittura una loro personale “sferografia”. Nelle stagioni successive di Brave Exvius, poi, si potevano riaffrontare in versione potenziata per farli evolvere e renderli ancora più potenti. Chiaramente non mi aspettavo la stessa identica meccanica e progressione per gli Esper, ma nemmeno che sarebbero stati messi così da parte, ottenendoli e basta. Secondo me c’era margine per fare qualcosina in più con loro.

Un ottimo HD-2D
Una parentesi importante va dedicata all’impatto visivo e alla messa in scena. L’HD-2D utilizzato in Resonance è notevole e ha fatto un salto di qualità davvero sensibile, soprattutto per quanto riguarda la già menzionata regia di alcune scene. Sono ancora convinto che ci sia largo margine di miglioramento, in particolare sulle animazioni dei personaggi.
Lo dico perché sono un grande fan dell’art style di Brave Exvius, che vantava un’estetica in pixel senza eguali. I personaggi avevano un sacco di piccole animazioni che donavano loro ulteriore carattere e personalità. Vorrei che si raggiungesse un livello in cui i personaggi possano prendere vita attraverso questo stile grafico e sono sicuro che ci riusciremo. Soprattutto in vista di un potenziale sequel che mi permetta di vedere prendere realmente vita alcune delle mie scene preferite.
Sono innamorato, inoltre, degli artwork di questo gioco, realizzati dall’illustratore Yukihiro Kajimoto. Non pensavo che ne sarei rimasto così impressionato, al punto che superano a mani basse quelli già ottimi dell’opera originale.
Deluso invece dall’interfaccia e dai menu, soprattutto in combattimento. Lo dico da persona che ha quasi un feticcio per queste cose e ci fa parecchio caso. Non ne faccio un discorso solo di qualità estetica, ma anche funzionale, al punto che alcune voci del menu non le utilizzerete praticamente mai, mentre ne mancano altre che avrebbero avuto più senso.

Musiche e doppiaggio
Sul sonoro e sulle musiche non ho davvero nulla da rimproverargli. Hanno riorchestrato e riarrangiato tutta la colonna sonora originale in maniera eccellente, riuscendo a mantenere intatta l’identità dei brani di Brave Exvius senza limitarsi a riproporli così come erano. A questi si aggiunge un sacco di materiale completamente originale, di altissimo livello e perfettamente integrato con le nuove situazioni di gioco. Non è Uematsu, certo, e sarebbe anche ingiusto fare un confronto del genere, ma sono sicuro che almeno una manciata di brani entreranno di forza nei vostri preferiti.
Ho apprezzato soprattutto il modo in cui la musica accompagna i diversi momenti dell’avventura, passando dalle melodie più leggere e malinconiche dei momenti esplorativi ai brani più aggressivi durante gli scontri, senza mai risultare fuori posto. Anche qui, come per la parte visiva, si percepisce il tentativo di prendere qualcosa che apparteneva a un gioco mobile e dargli una dimensione più vicina a quella di un Final Fantasy tradizionale. E credo che, sotto questo punto di vista, il lavoro sia riuscito particolarmente bene.
Gran lavoro anche sul doppiaggio, che ho ascoltato in giapponese e che dà grande potenza ai dialoghi, soprattutto nei momenti più carichi di emozioni. Alcune scene, già molto curate dal punto di vista registico, acquistano ulteriore forza proprio grazie alle interpretazioni dei doppiatori, contribuendo a rendere i personaggi più vivi e credibili. È uno di quegli elementi che magari si tende a dare per scontato quando funziona, ma che in Resonance contribuisce concretamente alla qualità della narrazione.
Non mi sentirete dare giudizi sulla mancata localizzazione, perché a me non è pesato, ma massima solidarietà per chi, giustamente, avrebbe gradito goderselo in italiano. Considerando la quantità di dialoghi e l’importanza che la componente narrativa riveste nell’esperienza, una localizzazione nella nostra lingua avrebbe sicuramente rappresentato un valore aggiunto importante.

Voglio il seguito
Volendo arrivare al dunque, Final Fantasy Resonance mi è piaciuto molto, per quanto rispetto al suo annuncio mi abbia portato con i piedi per terra. Al netto della bellissima componente tecnica e artistica, il gioco non si inventa praticamente nulla, mettendo sul piatto una bellissima riproposizione della storia di Brave Exvius, sacrificando qua e là qualcosa per mantenere salda e compatta l’avventura all’interno di un JRPG dalla giusta durata.
Non è quindi un gioco esente da difetti e, soprattutto, non è quel capolavoro che forse avevo iniziato a immaginare quando venne annunciato. L’esplorazione avrebbe potuto offrire qualcosa in più, così come l’endgame e alcuni degli elementi ereditati da Brave Exvius, Esper in primis. Anche la necessità di sacrificare personaggi e intere porzioni della storia originale si fa sentire, soprattutto per chi, come me, conosce bene il gioco mobile. Allo stesso tempo, però, Resonance riesce a fare molto bene quello che si propone: prendere una storia nata su mobile e darle una struttura più vicina a quella dei Final Fantasy classici.
E alla fine, dopo quasi 60 ore passate a esplorare il suo mondo, costruire build, completare le sfide opzionali e arrivare al platino, quello che mi rimane è soprattutto la voglia di vedere altro. Ed è forse questo il più grande complimento che posso fare a Resonance. Perché la prima stagione di Brave Exvius era soltanto l’inizio e fermarsi qui, per quanto mi riguarda, sarebbe a dir poco criminale. Limando le giuste cose e ascoltando le critiche, un potenziale Final Fantasy Resonance 2 potrebbe rivelarsi davvero quel capolavoro che i fan attendono da tempo. Ma diamo tempo al tempo e guardiamo ora al presente: godetevi questo ritorno di Final Fantasy e fatemi sapere cosa ne pensate una volta finito.
